Cibo ed emozioni: quando mangiamo per altro
Benessere

Cibo ed emozioni: quando mangiamo per altro

Dott. Francesco La Monica

Dott. Francesco La Monica

20 marzo 2026 · 5 min di lettura

Quante volte hai aperto il frigo non perché avevi fame, ma perché eri stressato, annoiato o triste? Non sei il solo. E non è una questione di debolezza.

Quante volte hai aperto il frigo non perché avevi fame, ma perché eri stressato, annoiato, triste o semplicemente annoiato? Se ti è successo, sei in buona compagnia. Quasi tutti lo facciamo, in misura diversa.

Il cibo non è solo nutrimento. Ha sempre avuto una dimensione emotiva, sociale, culturale. Fin da piccoli impariamo ad associare certi alimenti a momenti di conforto il biscotto quando eravamo tristi, il gelato come premio. Non c'è niente di sbagliato in questo.

Il problema nasce quando il cibo diventa il principale o l'unico modo che abbiamo per gestire le emozioni difficili.

Fame fisica vs fame emotiva

La fame fisica arriva gradualmente, può essere soddisfatta con qualsiasi alimento, passa quando hai mangiato a sufficienza.

La fame emotiva arriva all'improvviso, si orienta su cibi specifici (quasi sempre dolci o cibi grassi e salati), non passa davvero nemmeno dopo aver mangiato anzi, spesso lascia una sensazione di colpa.

Riconoscere la differenza è il primo passo.

Cosa succede nel corpo

Quando siamo stressati, il corpo produce cortisolo l'ormone dello stress. Il cortisolo aumenta l'appetito, soprattutto per cibi ad alto contenuto di zuccheri e grassi. Non è una debolezza caratteriale: è una risposta biologica.

I cibi zuccherati e grassi attivano il sistema dopaminergico il sistema del "piacere". Il sollievo è reale, ma dura poco. E spesso lascia uno strascico di senso di colpa che peggiora l'umore che a sua volta porta a mangiare ancora.

Come uscirne

Non si tratta di avere più "forza di volontà". Si tratta di trovare altri modi per gestire le emozioni difficili il movimento fisico, il riposo, la connessione sociale, le attività che danno soddisfazione.

Nel mio studio collaboro con la Dott.ssa Carla Marino, psicoterapeuta specializzata in disturbi alimentari. Quando vedo che il rapporto di un paziente con il cibo ha una forte componente emotiva, il lavoro nutrizionale da solo non basta. Serve un approccio integrato.

Un'ultima cosa

Se ti riconosci in quello che hai letto, voglio che tu sappia una cosa: non stai "sbagliando a mangiare" per mancanza di volontà. Stai cercando di gestire qualcosa di difficile nel modo che conosci. Si può lavorarci, con il supporto giusto.

Sono disponibile a parlarne. Prenota una prima visita è una conversazione, non un giudizio.

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